Archivio mensile:novembre 2015

I diritti dei CITTADINI prima di tutto, caro “onorevole”.

debdc

Un politico che, con famelica arroganza, afferma la propria posizione e la fa valere, mettendosi al di sopra di tutto e tutti, è palesemente in preda a un delirio di onnipotenza. Leggerne le intercettazioni pubblicate in questi giorni dai quotidiani fa tremare le vene ai polsi. Le parole, pronunciate da Del Basso De Caro, tratteggiano un personaggio disposto a tutto pur di ottenere il proprio tornaconto. Raccontano un “torbido scenario”, scrive Gigi Di Fiore sul Mattino, rendono percepibile il fetore dell’aria che si respira nelle stanze dei bottoni di Benevento e provincia, diciamo noi. Stanze dei bottoni che sono vere e proprie “war-room”, dove si minaccia di scatenare addirittura una “guerra nucleare” perché si faccia quello che viene richiesto. Quelle dell’esponente Pd sono parole che fanno rabbrividire non perché intimoriscono, ma perché, qualora ce ne fosse ancora bisogno, rendono manifesto quale sia il rispetto che simili personaggi -“personaggetti” direbbe qualcuno – hanno per la cosa pubblica e le istituzioni. Le considerano per una sola e unica ragione: sono luoghi in cui collocare le proprie pedine, molto spesso postifici in cui esercitare il potere e incassare i bonus per i pacchetti di “voti, che mica sono gratis”. L’atteggiamento di Del Basso De Caro sottolinea quanto oramai il sedicente Politico abbia smarrito il senso del ruolo che ricopre unicamente grazie al mandato conferitogli dagli elettori.

Ecco allora perché, ancora una volta, la proposta del Movimento 5 Stelle è l’unica a poter essere presa in considerazione. La regola che impone ai cittadini del M5S eletti a ricoprire al massimo due mandati non è bizzarra come qualcuno vorrebbe far credere, è oggi ancora più attuale e necessaria: è l’unico antidoto per evitare che l’eletto confonda l’investitura popolare con quella divina. Il principio ispiratore del M5S secondo cui ogni atto a valenza pubblica deve essere incentrato sulla trasparenza e deve essere condiviso, resta l’unica reale alternativa al sistema di corruttele e clientele.

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Il minestrone.

Oberdan Picucci o del trasformismo italico

Il PD, impegnato a scomporre i numeri e a fare di conto sulla base delle intenzioni di voto dei cittadini raccolte dai sondaggi, quelli diffusi e quelli tenuti nascosti, cerca affannosamente di trovare la quadra per affrontare la prossima competizione elettorale. La strategia è presto elaborata, è matematica: sommare pacchetti di voti e fondere insieme (sedicenti) classi dirigenti. Ieri, in questo senso, si è consumato l’ultimo atto quando Oberdan Picucci è stato investito della carica di vicepresidente della Provincia.

Picucci è un medico, eletto nel 2006 in una lista collegata al Partito democratico. Nel 2011, dopo vari tentennamenti aderisce al fallimentare progetto della coalizione “Patto per il territorio” (Nardone-Mastella-Viespoli), un’altra saldatura a freddo di élite politiche durata lo spazio di una campagna elettorale. In quella occasione, il Partito democratico firma un manifesto che, riferendosi a Picucci e ad altri cinque consiglieri, invita gli elettori a non scegliere chi ha già tradito una volta il mandato dei cittadini. Oberdan Picucci entra in Consiglio comunale in forza all’Udc. È all’opposizione e non lesina parole di fuoco all’amministrazione Pepe, accusandola di essere un «comitato elettorale clientelare» ed evocando polemicamente perfino il casellario giudiziario immacolato (il loro). Nel 2014, quando si vota per rinnovare il Consiglio provinciale, Picucci – forse perché pare brutto sedere solo a Palazzo Mosti – si candida ed è eletto pure Consigliere alla Rocca dei Rettori.

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Presentata la proposta per il BARATTO AMMINISTRATIVO.

Gli attivisti del Meetup “Grilli Sanniti” hanno depositato in data odierna la proposta di baratto amministrativo a supporto delle fasce indigenti per l’adempimento dei tributi comunali, prevista dal cosiddetto “Sblocca Italia” (qui la proposta presentata: https://goo.gl/izRlgy).

Già avviata con risultati soddisfacenti in altre realtà cittadine (tra le prime il Comune di Invorio, in provincia di Novara), la pratica del baratto amministrativo interviene per andare incontro alle oggettive difficoltà che sempre più cittadini trovano nel pagare tributi comunali. Il cittadino può “riparare” con lo svolgimento di una prestazione lavorativa oppure con un’attività di rilevanza sociale, entrambe a titolo gratuito, alleviando la propria posizione debitoria e consentendo al Comune di effettuare, senza ulteriori aggravi, operazioni di ordinaria amministrazione. Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze, strade oppure interventi di decoro urbano, di recupero e riuso, con finalità di interesse generale, di aree e beni immobili inutilizzabili, e in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano.

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Il Comune può diventare una “casa di vetro”?

trasparenza

Tre milioni e duecento sedici euro. A tanto ammonta il debito che Palazzo Mosti ha maturato nei confronti di 115 avvocati del Foro di Benevento. La cifra a sei zeri. così come alcuni dei nomi inseriti nella lista dei creditori, ha avuto ampia risonanza, non solo mediatica. Le parcelle, che dovranno essere saldate legittimamente ai professionisti che hanno svolto il loro lavoro, costituiscono un’ulteriore voce iscritta tra le passività di bilancio del Comune di Benevento. 

La vicenda, però, consente di fare alcune considerazioni.

  1. Sarebbe un bel gesto se alcuni tra gli avvocati creditori, noti rappresentanti locali della politica nazionale, rinunciassero alla loro pretesa creditoria nei confronti del Comune. Potrebbero fare in modo che gli importi venissero destinati a scopi alti e socialmente irrinunciabili. Giusto a titolo di esempio: sostenere le attività produttive o realizzare piccoli interventi strutturali nelle zone colpite dalla recente alluvione.

  2. Il funzionamento dell’Ufficio legale di Palazzo Mosti andrebbe ripensato in maniera radicale: l’affidamento a legali esterni dovrebbe essere la soluzione estrema e non la regola, il personale interno andrebbe motivato e formato in modo da prediligere la risoluzione delle controversie in via stragiudiziale.

  3. Gli incarichi, al di là della short-list, stando agli elenchi pubblicati, lasciano immaginare che vengano affidati discrezionalmente e, per lo più, ai “soliti noti”. Sarebbe corretto e auspicabile un meccanismo di rotazione e di estrazione a sorte dei professionisti. In assoluta trasparenza.

E, proprio la perfetta trasparenza nei confronti dei cittadini, che renda la macchina comunale una casa di vetro, è uno dei capisaldi della “rivoluzione gentile” già iniziata in questa città. Ne è consapevole la grande coalizione di forze politiche che si sta muovendo per mettere al sicuro gli interessi consolidati.

Il MoVimento 5 Stelle continuerà a reclamare le ragioni che siano a tutela dei “molti” e non a vantaggio dei “pochi”, spesso accomodati in salotti buoni, trasversali alle ideologie e alle appartenenze politiche in nome di interessi affaristici.

Chiacchiere e distintivi, ovvero del dire e del fare. #m5sbn

chiacchiere

Diciannove giorni. Tanti ne sono serviti a Matteo Renzi per spendere due parole, due, sull’alluvione a Benevento. Diciannove giorni sono un’eternità per chi ha perso tutto ed è rimasto a fare i conti unicamente con la speranza. La speranza che, se è messa all’angolo dal silenzio, cede il passo allo smarrimento e alla paura. Matteo Renzi ha finalmente rassicurato i beneventani che non saranno lasciati soli, ci ha tenuto “a scriverlo, a sottolinearlo, a ripeterlo con forza”. Dopo diciannove giorni e attraverso le e-news del sito personale. Pochissima cosa, che dimostra solo lo scarso peso specifico dei politici del nostro territorio a Roma e la scarsa valenza della ostentata filiera istituzionale.

Se Umberto Del Basso de Caro non si fosse limitato a scambiare sms col presidente del Consiglio e lo avesse portato a visitare il Sannio nei giorni dell’emergenza, Renzi e il sottosegretario avrebbero capito che centosessanta caratteri non sono assolutamente sufficienti per descrivere il disastro che ha colpito le nostre terre. Se Renzi fosse venuto in provincia di Benevento, invece di leggere messaggini, avrebbe trovato il Sud che tanto sogna, un Sud lontano dalla cultura del lamento, un Sud che sa rimboccarsi le maniche e sa far fronte, nei limiti del possibile, alle difficoltà. Si sarebbe trovato di fronte a un paesaggio lunare, avrebbe visto i campi invasi dal fango, i vigneti e gli uliveti travolti dall’acqua; avrebbe potuto parlare con gli agricoltori a cui con una mano ha tolto l’Imu e con l’altra ha aumentato le tasse, l’imposta di Registro e l’Irpef andando a colpire soprattutto i piccolissimi imprenditori agricoli che sono, al tempo stesso, l’anima e l’ossatura dell’agricoltura sannita.

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La rivoluzione gentile, il gesto esemplare, il dovere della vigilanza

Albert Camus scrive: «Perché un pensiero cambi il mondo, bisogna che cambi prima la vita di colui che lo esprime. Che si cambi in esempio». Appartenere al M5S significa tradurre, senza indugi, in buone pratiche quanto si reputa essenziale, significa ambire ad azioni che siano d’esempio.

Nei giorni scorsi, i Cinquestelle hanno aggiunto un altro tassello alla “rivoluzione gentile” che sta investendo la città di Benevento, con la decisione dei consiglieri regionali campani del M5S di restituire buona parte dei loro stipendi alla comunità sannita alluvionata per la riattivazione dei laboratori dell’Istituto scolastico Rampone. Un gesto concreto, di buon senso, che esponenti della vecchia politica, spesso autoreferenziali, hanno liquidato con commenti superficiali, talvolta scomposti fino all’inverosimile, dimostrando l’impermeabilità a comprendere le azioni semplici, trasparenti e immediatamente efficaci della nuova politica. I cittadini, invece, hanno capito la valenza dirompente del gesto, che proclama, finalmente, che “il re è nudo”. Il M5S non si limita a impegnarsi ad abbattere i costi esorbitanti della politica ma mostra che, qui e ora, sono possibili atti rivoluzionari tangibili, che non ci sono scuse che tengano per rinviare ad altra data quanto occorre fare per il bene comune.

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29 ottobre 2015: Ecco il video. #m5sbn

Per chi si fosse perso la conferenza stampa dal Rampone di Benevento del 29/10/2015,  ecco il video (qualità streaming):

 

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Il 5 novembre incontro a Benevento con Danilo Roberto Cascone: “Pillole di Democrazia”

Info qui: http://www.meetup.com/it/grillisanniti/events/226445879/