Associazioni sfrattate: figlie di un Dio minore?

Negli ultimi giorni, in città si discute di Campus BN, del “Manifesto dei 104”. Ne siamo lieti. L’attivismo civico, in tutte le sue declinazioni, è segno di sanità (o di guarigione). Contestualmente, però, il Comune decide, di fatto, la cessazione delle meritorie attività di vari soggetti (dal L@a Asilo 31 ai Giardini di Oren) sfrattandoli dalle loro sedi e chiedendo ingenti cifre per fitti pregressi.
La giustificazione è che, allo stato attuale, il Comune di Benevento deve massimizzare le entrate legate ai beni di proprietà, per giustificare gli aiuti del Governo onde evitare il dissesto.
Una breve cronologia per districarsi nel ginepraio della vicenda: il Comune di Benevento anni addietro stipulò dei contratti di fitto con diverse associazioni ai quali richiedeva il pagamento di canoni di locazione per gli immobili di proprietà comunale, riconoscendo però alle associazioni la compensazione con i progetti sociali delle stesse. Nel 2010 il Comune aveva preso impegno a compensare i canoni di locazione con i progetti. Che cosa è accaduto da allora? Le associazioni hanno presentato i progetti, ma nessuno al Comune le ha prese in carico. Nel frattempo però il Comune continua le procedure legali per lo sfratto. Perché si è arrivati a questo paradosso? Come al solito, manca il regolamento che stabilisca il valore monetario del progetto presentato, come dichiarato dall’assessore Panunzio in una intervista ad «Ottopagine» del gennaio 2015.

Non entriamo in merito alle singole questioni, ma una considerazione va fatta al Sindaco e alla maggioranza che, nel mentre, si sfrattano le associazioni, si decide di agevolare l’attività delle parrocchie: «riconosce e incentiva la funzione educativa e sociale svolta, nella comunità locale, dalle parrocchie e dagli enti ecclesiastici della Chiesa cattolica» e, quindi, decide di «concedere in comodato a parrocchie ed enti ecclesiastici beni mobili ed immobili senza oneri a carico della finanza pubblica». È vero, si fa riferimento ad una legge nazionale, ma perché una così clamorosa disparità di trattamento a fronte di una (quanto meno…) analoga “funzione educativa e sociale”? Le Associazioni sfrattate sono, dunque, figlie di un Dio minore?
Amministrare stanca. È vero. Ed semplice obiettare ai nostri rilievi: chi fa sbaglia, a mo’ di alibi. Ma il M5S, che ispira il suo agire alla concretezza, ha chiesto l’adozione di un regolamento per la gestione di tutti i beni comunali in modo da fare definitiva chiarezza e con il preciso scopo di sottrarre tali beni da pratiche clientelari. Tale istanza, duole rilevarlo, tale istanza fu presentata quasi due anni fa con firme raccolte di centinaia di cittadini: autenticate ed a norma di legge. L’istanza non è mai stata esaminata, e a nulla è servito il sollecito del Prefetto (in data 2 dicembre 2014) su tali questioni (trasparenza e partecipazione). Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire!
Pro memoria, rammentiamo che la manifestazione sotto Palazzo Mosti con l’Amministrazione barricata e con il divieto d’accesso di chiunque al Consiglio comunale. In tale occasione, il Sindaco ed il Consiglio si impegnarono a redigere almeno un’anagrafe aggiornata, ma ad oggi nulla si sa, mentre vengono solo comunicati gli sfratti decisi selettivamente.
Ad un’opposizione che abbiamo definito “assente” chiediamo di svolgere il proprio lavoro con rigore, ad un’Amministrazione oramai alla frutta chiediamo di chiudere almeno con decoro la propria parabola discendente.

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Pubblicato il 2 aprile 2015 su Comunicati Stampa, News. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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