La bufala dell’abolizione delle Province

BUFALA PROVINCE

 

I meet-up e gruppi del M5S del Sannio, in una nota congiunta, esprimono il loro disappunto sull’ennesima bufala del governo unico nazionale.
Pochi giorni fa sono state rese note le liste elettorali (cinque) che si contenderanno le poltrone della Provincia; ciò impone un’approfondita riflessione politica.
Ma come, le Province non erano state abolite? Evidentemente no!
La legge in materia proposta da Graziano Delrio (l. 7 aprile 2014, n. 56, detta appunto “legge Delrio”) perpetua le ambivalenze della riforma Monti (d.l.4/12/2011) poi bocciata dalla Corte Costituzionale.
Chiariamo la questione. Unico effetto di quella riforma è stato di evitare le elezioni nelle province che andavano a scadenza naturale nel 2012 e nel 2013: qui presidente e consiglio uscenti erano sostituiti da un commissario (spesso lo stesso presidente uscente) che “regnava” da solo, senza consiglio provinciale né passaggio elettorale.
La riforma “Delrio” nasce da questa stortura e la prosegue.
Ora la maggior parte delle istituzioni provinciali (quelle commissariate incluse) sarebbero dovute tornare al voto nella primavera 2014 sbugiardando la tanto pubblicizzata “abolizione” delle Province.
Ma ecco il gioco di prestigio della legge Delrio: le province (qualificate enti territoriali di area vasta) sono trasformate in enti di secondo livello sottratti al voto popolare.
Renzi incassa l’assegno scoperto dell’abolizione (formale) delle Province e la casta ne esce rafforzata.
Secondo la legge 56/2014 la Provincia risulta un ente depotenziato che mantiene, però, l’essenzialità delle proprie funzioni, dei dipendenti e delle attribuzioni finanziarie; con i cittadini che continuano a pagare (esempio di questi giorni è la quota-parte della TARI).
L’ambivalenza della legge Delrio prosegue aumentando i numeri della casta nei piccoli comuni (qui i consiglieri e gli assessori richiesti in ogni consiglio aumentano; in totale nazionale fanno oltre 25mila consiglieri e oltre 5mila assessori in più).
E si rasenta il dolo in tema di costi della politica: la norma (art. 1 comma 84) che originariamente prevedeva la gratuità degli incarichi (spot mediatico ampiamente diffuso per mesi) ad agosto è stata integrata (l. 114/2014, art. 23 lett. f-bis) introducendo ricchi ed attesi rimborsi spese.
Sparisce la giunta, esordisce l’assemblea dei sindaci, ma restano presidente e consiglieri provinciali ora eletti da consiglieri e sindaci di tutti i comuni (in perfetta continuità politica con la riforma Monti).
Nel Sannio su una popolazione di 285mila abitanti, parteciperanno alla consultazione elettorale 865 tra consiglieri e sindaci dei 78 comuni (ma occorre togliere dal conteggio il comune di Paduli, commissariato negli ultimi giorni).
L’abolizione effettiva (e non solo mediatica) di quest’ennesimo livello burocratico rappresentato dalle Province è e resterà, fino a risultato ottenuto, uno dei punti fermi del programma politico del M5S che, coerentemente, non prenderà parte a questa spartizione di poltrone.
Per effetto della legge Delrio, a livello cittadino circa 50mila persone tra votanti e simpatizzanti resteranno senza rappresentanza politica, mentre il M5S (col 22,4% delle politiche 2013 e il 21,09% delle europee 2014) vedrà spalmata la propria cifra politica tra i partiti che maggiormente hanno causato la situazione fallimentare che ci circonda.
Per rispetto di tutti i cittadini impropriamente derubati del proprio diritto di voto (e senza neppure essere stati interpellati), gli attivisti sanniti allestiranno in provincia più punti informativi e di protesta.
Le votazioni si svolgeranno presso la Rocca dei Rettori, dalle 8 alle 20 di domenica 12 ottobre.
La cittadinanza NON è invitata a partecipare al voto, ma può partecipare alla protesta.
Resta da chiedersi perché il governo (come già nella riforma Monti) abbia abolito il voto dei cittadini.

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Pubblicato il 26 settembre 2014 su Comunicati Stampa, Fiato sul Collo. Aggiungi ai preferiti il collegamento . Lascia un commento.

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